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La Chiesa parrocchiale delle SS. Trinità e le cappelle
 
La Chiesa, costruita nel 1671 sulle fondamenta di una vecchia cappella, fu eretta in Parrocchia nel 1686 e nel 1702.
Anticamente Gressoney dipendeva dalla Parrocchia di Issime, ma la grande distanza e soprattutto l’incomprensione linguistica creavano grandi problemi, il Parroco infatti poteva svolgere le sue funzioni solo parzialmente poiché non conosceva il tedesco, che veniva invece parlato dall’intera popolazione. Solo nel 1660 fu nominato Parroco il gressonaro Sebastiano Menabrea e la Parrocchia di Gressoney Sain Jean fu liberata da quella di Issime. Ventisei anni dopo, nel 1686, anche gli abitanti di Gressoney La Trinité ebbero la loro Parrocchia ed il loro Parroco. Dal 1660 al 1883, tutti i parroci di Gressoney nacquero dalla popolazione locale e la loro lingua ufficiale era il tedesco, sia nella confessione che nelle preghiere e nell’insegnamento del catechismo.
Il campanile,costruito assieme alla chiesa, inizialmente era dotato di tre campane e fu restaurato negli anno 1819 e 1820. Fu rifatta la cuspide, trasformata in stile vagamente bizantino, ricoperta in ferro zincato e dipinta di verde, sormontata da una palla di notevoli dimensioni e dorata a fuoco.  Le campane dai suoni diversi si facevano udire in occasione di avvenimenti lieti e tristi per riunire la popolazione.
Il cimitero, come negli altri paesi dell’area Walser, è adiacente alla Chiesa e conserva bellissimi monumenti funebri in pietra, realizzati verso la fine del 1700 da scalpellini e scultori del posto, ed una possente croce in pietra ollare eretta nel 1722 ad opera del Parroco Valentin-Luis Zumstein. Il muro di cinta del cimitero anticamente era basso e permetteva la vista dei cippi e dell’intera area. Il tratto di muro di fronte alle scuole è stato per lungo tempo un punto di incontro molto utilizzato. Era la base di partenza per i trasporti a dorso di mulo ed il luogo dove avvenivano le contrattazioni dei braccianti che salivano dal fondovalle ad offrire il loro lavoro, soprattutto nel periodo della fienagione.
Oggi, nella piazza del paese, accanto alla chiesa, è sta esposta la campana più antica, che regala ancora il suo profondo suono.
 
Le cappelle:
La cappella di Tschaval, dedicata ai Santi Pietro, Paolo e Nicola 1624
La cappella di San Giacomo a Orsiò 1652
La cappella di Nostra Signora delle Nevi, San Rocco e San Sebastiano a Biel 1636
La cappella di Sant’Anna sull’Alpe Sant’Anna (Bätt) 1736
La cappella di Nostra Signora delle Nevi a Oagre 1776
La cappella dei Morti a Underwoald
 
 
Il popolo Walser e il Walser Ecomuseum
 
I Walser furono le prime popolazioni ad abitare la parte più alta della Valle del Lys. I loro predecessori furono tribù nomadi alemanne che nei secoli XI, XII e XIII abbandonarono i loro insediamenti vallesani (da questo nome deriva quello di "walser") e, attraversando il Colle del Teodulo, si stabilirono sul versante italiano del Monte Rosa, fondando piccoli centri sparsi. Nacquero così nella valle del Lys: Gressoney, Niel (frazione di Gaby) e Issime. Gli abitanti della valle del Lys, chiamata poi "Krämertal" (V alle dei mercanti), erano soliti trasferirsi temporaneamente in città di lingua tedesca (Germania meridionale e Svizzera) ove esercitavano l'attività di mercanti di stoffe. I Walser portarono con sé i loro costumi, le loro usanze e la loro lingua. Il costume femminile era l’abito consueto, indossato ogni giorno per svolgere i lavori. Solo con l’evolversi dei tempi il costume è diventato l’abito ricco ed ornato che le donne gressonare indossano oggi nelle ricorrenze e nelle feste. Esso è formato dal lungo vestito in panno rosso arricchito da ricami preziosi e galloni dorati, dalla camicetta bianca ornata di pizzi, dal grembiule nero e dalla pettorina di velluto nero anch’essa ricamata con fili dorati. La parte più importante e preziosa è la cuffia, intessuta di filigrana d'oro e pietre preziose.
Oltre ad uno stile di vita ed abitudini particolari, i walser hanno importato la loro lingua, il "titsch", una variante dell'alemanno, vale a dire il più arcaico fra i vari gruppi dialettali tedeschi. Il titsch è tutt’ora parlato da una parte della popolazione.
Per scoprire i caratteri del patrimonio culturale, economico e sociale dalla popolazione Walser è possibile visitare il Walser Ecomuseum (vedi).
 
 
Il Cristo delle Vette
 
Il Cristo delle Vette rappresenta la meta per migliaia di alpinisti, un punto di arrivo o comunque un punto di riferimento ed orientamento, visibile anche da lontano. Tutti coloro che dalla Capanna Giovanni Gnifetti salgono alla Capanna Regina Margherita lo vedono da lontano e transitano nelle sue vicinanze.
La statua del Cristo delle Vette venne collocata sulla vetta del Balmenhorn, a 4170 metri, il 4 settembre del 1955.
La sua realizzazione fu opera dello scultore torinese Alfredo Bai, come simbolo di pace e come voto per la fine della guerra. L'iniziativa fu sostenuta, anche finanziariamente attraverso una pubblica sottoscrizione, dal quotidiano torinese "Il Popolo Nuovo". La posa del Cristo delle Vette su una vetta così elevatafu possibile con il trasporto effettuato da Gressoney in difficili condizioni, a dorso di mulo, in barca attraverso il Lago Gabiet, e infine a spalla, dagli Alpini della Scuola Militare Alpina, da allievi sottufficiali alpini in rappresentanza delle regioni di montagna d'Italia e da alpini e artiglieri delle brigate Taurinense, Orobica, Tridentina, Julia e Cadore. Il trasporto fu effettuato scomponendo la statua in 11 pezzi.
La posa del Cristo delle Vette sul Balmenhorn destò all'epoca un enorme interesse mediatico e ne parlarono a lungo i maggiori quotidiani e periodici nazionali, nonché la televisione e la Settimana Incom nei filmati giornalistici proiettati nelle sale cinematografiche.
Nel corso dell’estate del 2005 si sono svolte a Gressoney-Saint-Jean e a Gressoney-La-Trinité le cerimonie per il cinquantenario della posa del Cristo delle Vette. L’evento ha coinvolto profondamente la Comunità valdostana, che ha preso anche contatto con il Comitato promotore di Camogli del Cristo degli Abissi per gemellare due opere  inneggianti alla pace. Alla fine del mese di agosto 2007 la statua del Cristo delle Vette è stata portata a valle per il restauro e nell’estate del 2008 è stata esposta al pubblico ad Aosta e nei due comuni di Gressoney. Al termine della manifestazione il Cristo delle Vette, simbolo di pace, è stato ricollocato sul Balmenhorn.
 
 
L’Istituto Scientifico Angelo Mosso
 
L’Istituto Angelo Mosso, situato nella conca tra il Corno del Camoscio e lo Stohlemberg, a 2001 m d’altezza presso il Col d’Olen, venne inaugurato nel 1907, alla presenza della Regina Margherita. L’Istituto è intitolato ad Angelo Mosso, suo ideatore e professore di Fisiologia all’Università di Torino dal 1879 al 1910. Per alcuni decenni dopo la sua fondazione l'Istituto fu sede di proficua attività di ricerca, non solo in campo biologico; nacque infatti a breve distanza di tempo un secondo edificio annesso, denominato "Osservatorio del Col d'Olen", adibito a ricerche di meteorologia e geofisica. Nel 1913 l’Istituto divenne proprietà dell’Università di Torino. Le ricerche svolte sulla fisiologia al alta quota al Col d’Olen e nell’istituto torinese sfociarono, negli anni 50, nella preparazione scientifica della spedizione italiana al K2. Fin dalla sua fondazione, l'Istituto favorì lo svolgimento di ricerche di meteorologia alpina e di glaciologia a supporto dell'Osservatorio della Capanna Regina Margherita. Nel 1927, con la nomina del gressonaro Umberto Monterin a Direttore dell’Osservatorio Monte Rosa, il laboratorio del Col d'Olen assunse un ruolo di primaria importanza. Dal 1927 al 1940 grazie all’attività di Monterin vennero effettuate osservazioni meteorologiche e glaciologiche e raccolte di dati, tuttora di grande importanza.
Nel 1940, a seguito della morte di Monterin e degli eventi bellici, l'attività venne sospesa e riprese parzialmente nel periodo 1950/1966 per opera di Willy Monterin, figlio di Umberto.
Dopo questo periodo, l’interesse verso l’osservatorio sul Monte Rosa diminuì e l’attività di ricerca fu sospesa.Il 10 giugno 2000 un incendio, causato da un fulmine, ha quasi completamente distrutto la struttura. Nel 2004 ebbe inizio la ricostruzione del laboratorio che sarà completata nel 2006 grazie al progetto Interreg.
Nel dicembre 2007 l’Istituto riapre i battenti e diventa centro di ricerca, museo e sede di scuola di formazione.
Nel rinnovato Istituto, accanto ai laboratori per la ricerca scientifica, sono stati creati spazi museali per mettere a disposizione il patrimonio storico culturale degli studi di fisiologia umana in alta quota e per mostre temporanee su temi riguardanti la ricerca scientifica nel territorio alpino. Inoltre, nella torretta al terzo piano è ospitato il Laboratorio Neve e Suoli  Alpini (Lnsa) del Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali (Divapra) della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino.

 

 

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